tibor szemenyey-nagy il tocco start

Tibor Szemenyey-Nagy

Il tocco
Mostra antologica dello scultore ungherese Tibor Szemenyey-Nagy


Dal 15 ottobre al 20 novembre 2016
Vernissage: sabato 15 ottobre 2016 alle ore 18

Organizzazione generale e Direzione artistica: MAURO SPIGAROLO

a cura di
Enrica Feltracco
Massimiliano Sabbion
Lorenzo Berto

PALAZZO FINCO
Via Zaccaria Bricito 32
Bassano del Grappa

Orari:
dal martedì a venerdì 17-20
sabato e domenica 9.30-13 e 16-20

Ingresso libero

szemenyey-nagy.hu

Il tocco è l’emozionante e a tratti “mistica” mostra antologica dello scultore ungherese Tibor Szemenyey-Nagy, sponsorizzata da Ca’Vè Caffè che si terrà a START – Spazio Culturale (Palazzo Finco) spazio che da febbraio 2016 ospita progetti culturali ed espositivi di rilievo nel contesto della città di Bassano del Grappa.

L’evento che inaugurerà sabato 15 ottobre a cura di Enrica Feltracco, Massimiliano Sabbion e Lorenzo Berto illustra la lunga carriera di Tibor Szemenyey-Nagy attraverso l’esposizione delle sue opere più significative.

Tibor Szemenyey-Nagy nasce nel 1953 nel piccolo comune di Pápateszre dove la sua vocazione artistica prende avvio fin da giovane nello studio pittorico del nonno. Una componente importante della sua formazione è la musica classica, negli anni ‘60 inizia a studiare pianoforte al conservatorio di Nagykanizsa.
Artista di fama internazionale ha viaggiato in tutta Europa e in Sud America per fare ritorno in Ungheria nel 1990, dove attualmente vive e lavora.
Vincitore del primo premio per la scultura alla Biennale della Slovenia (1993), Tibor Szemenyey-Nagy vede esposte le sue opere in istituzioni museali in tutto il mondo, da Amburgo a Budapest, da Rouen a Graz e presso la Fondation Jean Arp di Rolandseck, inoltre nel 2015 la sua opera Porta Celeste è stata esposta all’Expo di Milano 2015 – Aquae Venezia.

Ha partecipato alla grande rassegna “Immagini cosmiche nell’arte del XX secolo” (1983-1984) in molti musei del mondo, dal Musée National d’Art Modern di Parigi alla Galerie Paula Cooper di New York, dalla Tate Gallery di Londra al Tel Aviv Museum, accanto a Boccioni, Balla, Moholy-Nagy, Rothko, Mirò, Beuys, Calder, Max Ernst, Kandinsky, Paul Klee, Yves Klein e Rodtschenko, per citarne solo alcuni.

Alcune riflessioni dei curatori della mostra:

“A me pare che la parola chiave dell’opera di questo artista, che scelse l’esilio e la libertà – un’altra endiadi fondante? – sia equilibrio: non certo nel senso di raggiunta staticità, ma anzi di perenne tensione di una condizione sempre sul punto di rompersi e dissolversi: quel bilanciamento o quella compensazione tra forze contrarie e dirompenti che sceglie la forza e il silenzio.

Un equilibrio che si nutre di una scelta cromatica violentemente «arcaica»: le sue superfici non rivelano la scelta di un «non-colore» primigenio e «in attesa di», ma sembrano portare su di loro la memoria di tutti i colori che il tempo ha trascinato via con sé.”

Enrica Feltracco

“L’arte di Tibor è votata alla ricerca della verità più autentica, utilizzando materiali naturali come fiori e ferro senza alcun trattamento né intenti simbolici, o all’indagine “scientifica e spirituale” dell’infinitamente grande e dell’infinitamente piccolo nelle sue sculture e installazioni più famose. Pilastri della poetica di Tibor sono Dionigi l’Areopagita e Bernardo di Chiaravalle. Il primo poiché punto di giunzione tra la cultura filosofica greca con i suoi affascinanti miti (si pensi a re Mida) e il cristianesimo, il secondo per aver portato avanti con profondità l’eredità di san Dionigi. Entrambi, infine, per la forza morale e spirituale che ancora oggi emanano, la medesima che possiamo scorgere nelle sculture di Tibor, le cui vicende familiari (il regime comunista esiliò lui e i suoi cari per le origini nobiliari della madre) non ne hanno scalfita la tempra.”

Lorenzo Berto

“L’atto fisico dell’artista nel creare l’opera assume un’importanza corporea unica dove il materiale si proietta nella conformazione e nella trasformazione, un cibo per l’anima stessa.

L’importanza che la corporeità del materiale assume nella creazione di un atto così fisico, è data dal contatto che l’artista proietta nel plasmare, scolpire e trasformare l’elemento primordiale per cui la materia con la quale lavora si tramutata in una vera voce che aspetta solo di uscire ed essere ascoltata. È un muto dialogo di percezione quello che accade poi, tra mondo onirico e sacrale che si trasportano verso un infinito dialogo tra autore, opera e lo spettatore, testimone attivo dell’atto accaduto.”

Massimiliano Sabbion

Porta Celeste - Expo Milano 2015 - Aquae Venezia

TIBOR SZEMENYEY-NAGY


Biografia

Illustrare il percorso di un artista sessantatreenne non è semplice e non può essere completo. Le storie segrete, lunghe, sono tante e sono profondamente personali.
Nella sua formazione morale furono dominanti la figura materna ed il nonno materno mentre il suo principio di spiritualità è influenzato da Dionigi l’Aeropagita e da San Bernardo di Chiaravalle.

Nacque nel piccolo comune di Pápateszre, nel 1953.
Figlio di Lujsa Szemenyey, nobildonna dell’antica famiglia Osl, insegnante di lettere, poetessa, traduttrice letteraria e di un padre veterinario, Tibor Nagy.

Durante la dittatura comunista la famiglia viene accusata per le sue origini di essere “nemica del regime” e viene esiliata. I loro beni vengono confiscati ed espropriati. La famiglia si disgrega, i genitori divorziano e la madre con la sorella più grande si trasferisce dai nonni.

La vocazione artistica del giovane prende avvio nello studio pittorico del nonno Ferenc Szemenyei, nel 1959. Per due anni frequenta il liceo artistico di Pécs, ma i suoi studi si concludono a Nagykanizsa.

Dopo il servizio militare durato un anno, per due anni frequenta il Magistrale di Pécs.

Nel 1960 intraprende lo studio della musica classica (il pianoforte) nel Conservatorio di Nagykanizsa, studio che continua fino agli anni 70 come allievo privato presso la pianista Ilona Bajá. La musica classica è stata una componente importante nella sua formazione.

Nel 1974 emigra in Lussemburgo, poi in Germania dell’Ovest dove, nel 1975, riceve l’asilo politico. Fino al 1990 tiene uno studio ad Amburgo ed un altro a Parigi.

Nell’autunno del 1975 assieme ai suoi amici Lion Combecau e Axel Welsch intraprendono un viaggio in America del Sud, ma vengono espulsi dal Venezuela e mandati sull’isola di Martinique.

Nel 1976 diventa membro del Professional Union of Artist di Amburgo. Dal 1975 al 1979 e poi nel 1984 fu fra i fondatori dell’Istituto Sperimentale non profit di Galerie von Ort. Nello stesso anno ritorna in America del Sud e sul finire dello stesso si trasferisce a Parigi con Anja Scultz e Charlotte Johannsen.
Gli anni successivi, dal 1980 al 1990 li trascorre tra Parigi, Martinique e le isole Barbados.

Durante gli anni francesi si dedica allo studio dell’architettura cistercense.

Ben due volte si ritira nella foresta pluviale tra il confine della Colombia, Venezuela e Brasile.

Sia in Europa che in America partecipa spesso alle grandi mostre.

Negli anni Ottanta gli viene offerto lo studio di Hans Arp e una delle sue case in Meudon-Clamart.

Il critico letterario Michel Seuphor definisce il giovane scultore Szemenyey-Nagy come uno dei più importanti scultori dell’epoca.

Trascorre un periodo (assieme a Stiftung Hans Arp e Sophie Taeuber- Arp) vicino Bonn a Bahnhhof Rolandseck, invitato da Johannes Wasmuth.

In patria ritorna per la prima volta nel 1990, dopo la caduta dell’Unione Sovietica.

Dal 1992 vive in Ungheria, a Nagykanizsa con sua moglie dalla quale ha avuto tre figli: Zsofi, Lujza e Marcell.

Nonostante una vita svolta nella provincia non mancano i continui inviti, proposte di pubblicazioni e di esposizioni.



Gli anni POP

Gli anni Pop

Colori, fantasia, creatività, hanno contraddistinto questi anni difficilmente ripetibili. Forse.

Una preziosa collezione di oggetti anni 60 e 70: dischi, poster, insegne, tv, radio, mangiadischi, abbigliamento, tappeti, arredamenti, sci, ecc. ecc.

Fino al 10 luglio 2016
INGRESSO LIBERO

 

Scheda evento: https://www.facebook.com/events/152172385195288/


IL MIO BLUISMO - Beàta Kozàk

Potrete entrare e uscire liberamente dai miei sogni blu.
Beàta Kozàk

Beata Kozak

Beàta Kozàk all’inaugurazione della mostra ”Il mio bluismo’

 

Beàta Kozàk a Start-Bassano

La prima mostra personale (anzi personalissima) di Beàta Kozàk a Start-Bassano (fino a domenica 19 giugno 2016), dal significativo titolo: “Il mio Bluismo”. Nelle quattro sale di Palazzo Finco in cui si snoda, possiamo entrare nel mondo fatto di blu e poesia della pittrice di origini ungheresi ma bassanese d’azione. Beàta sa coniugare l’arte pittorica (in bilico tra astrattismo e figurativo) a quella poetica, in un viaggio suggestivo che ha il sapore del “ritorno nel liquido amniotico”, come acutamente colto da Claudio Brunello nella serata di inaugurazione lo scorso 4 giugno. L’acqua nelle sue opere non è mai abitata, non vi troveremo, infatti, né pesci né crostacei né altri abitanti di oceani, fiumi o laghi. Questo elemento fondamentale per la vita è rappresentato in tutta la sua purezza e nelle sue mille sfaccettature. Dal dolce sciabordare si finisce nel frastuono di una cascata, dentro all’impeto inarrestabile di un’onda, negli abissi più profondi, dove l’oscurità è a malapena illuminata da qualche raggio di luce, dove non sembra esserci spazio se non per l’anima dell’artista e di chi, con lei, vuole intraprendere questo viaggio che in realtà è tutto interiore. In alcune opere di piccolo formato, poi, l’acqua diventa superficie riflettente, increspata e quasi “solida”, rivelando un bisogno tattile da parte della pittrice, che si è potuto apprezzare anche il 20 febbraio scorso, durante la sua performance dal vivo. Beàta mostra in tutte le sue opere, il desiderio di un rapporto diretto con questo elemento, che è anche base per l’arte stessa, senza il quale i pigmenti restano sterili, arida polvere.

L’acqua per Beàta Kozàk è dunque assoluta fonte d’ispirazione creativa, anche per le poesie. Come nel moto ondoso, che trae energia dal vento, Beàta prende l’energia dall’osservazione dell’acqua (per esempio del nostro fiume Brenta), così che ogni opera che finisce deve essere seguita da un’altra, senza soluzione di continuità. Essa sembra punto di partenza per una catarsi, una purificazione (pensiamo soltanto al battesimo) cui anela l’anima, mostrando ancora una volta il valore terapeutico dell’arte, a volte “medicina cattiva” (Claudio Brunello) ma più spesso buona e curativa. Alla fine del percorso espositivo, curato con l’aiuto di Mauro ed Eleonora, ci si renderà allora conto di una piacevole sensazione di benessere, di una serenità improvvisa e inaspettata, in contrapposizione con la vivacità delle piazze bassanesi, con il correre frenetico e talvolta asfissiante della vita quotidiana. L’arte come l’utero, può essere “luogo” maternamente sicuro dove rifugiarsi.

Infine vorremmo ricordare la prima sala, dove si trovano le tele più grandi e probabilmente quelle più belle per potenza e colore. La mente va subito ai blu dell’artista romantico Caspar David Friedrich. Similmente a quanto avviene in alcune marine del maestro tedesco, si ha l’impressione di essere domati dalla forza dell’acqua, dall’immensità della natura nel suo stadio più primordiale, laddove non è ancora giunta la mano dell’uomo. Si scoprirà così la bellezza di lasciarsi liberamente trasportare, senza dighe o argini a fermarci, dentro l’immensità del blu, colore del cielo, del mare e dello spirito.

da “Il caffè artistico di Lo”: http://www.ilcaffeartisticodilo.it/nel-blu-dipinto-di-blu/

 

Scheda evento: https://www.facebook.com/events/601637093345434/

il-mio-bluismo-beata-kozak-start

Beàta Kozàk: fb.com/beatakozak1971


Tony Gallo

L'AMOUR TERRIBLE - TONY GALLO

 

L’ AMOUR TERRIBLE

Un titolo che potrebbe sembrare provocatorio, quasi spiazzante.

Cosa vi è di terrible in queste figure trasognate e forse “sognate” da Tony Gallo? Cosa vi è di terribile in questi colori pieni, ma dolci, campature delicatamente spruzzate, segni e contorni decisi quanto esili?

E’ forse la loro fissità che è al tempo fissità di sguardo e di posa. I soggetti di Tony Gallo sono icone, cariche di stati d’animo, placide e inquietanti, ma anche tenere e rassicuranti. Sembrano i fotogrammi di un film, destinati ad un montaggio che solo l’artista conosce e che, quasi a liberarsene, condivide con noi: tessere di un mosaico da comporre. Si scopre, quindi, in queste silhouettes pudiche una grande ossessione che tormenta l’artista e interroga lo spettatore.

Tony Gallo, come in tutte le ossessioni, è schiavo e padrone di questo piccolo popolo che dai suoi quadri sembra spiarci.

La sua arte viene dalla Street Art e ad essa ritorna, citandone i gesti e le tecniche e invitandoci in un mondo che è solo suo: amoroso e terrible.

LOCANDINA-TONY-GALLO-START

 

Tony Gallo, street artist padovano, dopo diverse mostre personali nella sua città natale, espone “L’Amour Terrible” allo Spazio Culturale START, Palazzo Finco a Bassano del Grappa, sede dell’Associazione culturale Start.

L’Associazione culturale Start – Spazio Culturale insieme alla curatrice Enrica Feltracco presentano la mostra di Tony Gallo “L’Amour Terrible”, espressione di un mondo fantastico in cui l’artista cerca di coinvolgere i suoi spettatori.

Tony Gallo intraprende la strada della pittura nel 2008 quando, dopo un passato come musicista, si afferma come street artist originale e autodidatta.

Sin da subito le sue emozioni e i suoi stati d’animo vengono trasferiti senza filtri nella pittura, trasformando i suoi lavori in autentica arte emozionale.

Nelle sue opere le figure, stilizzate e sentimentali, sono dipinte con un tratto veloce, gestuale e rappresentano una personalità poliedrica, sono il suo alter ego sensibile e determinato.

Anche nella mostra “L’Amour Terrible” esse trasmettono il medesimo stato d’animo, che più si avvicina al sogno, traslandole in figure “sognate, placide e inquietanti ma anche tenere e rassicuranti – come le descrive Enrica Feltracco – caratterizzate da una fissità che è al tempo fissità di sguardo e di posa, lasciando scoprire allo spettatore una grande ossessione che tormenta l’artista e interroga lo spettatore”. Da qui la scelta di un titolo, che potrebbe sembrare provocatorio e spiazzante.

La prima mostra personale dell’artista “Magical Disguises” è stata inaugurata l’anno scorso al Palazzo della Gran Guardia di Padova, a cura di Enrica Feltracco e Giulia Granzotto e la mostra “Welcome to my Forest” è attualmente esposta presso lo Spazio Tindaci di Padova.
Tony Gallo espone le sue opere presso la Galleria Vecchiato Arte di Padova.
Biografia:
Tony Gallo nasce a Padova nel 1975. Dopo un passato come musicista, nel 2008 intraprende la strada della pittura, affermandosi come street artist volitivo e originale. Autodidatta, preferisce non seguire schemi compositivi consolidati o visioni predeterminate.
Le sue emozioni, i suoi stati d’animo vengono trasferiti senza filtri nella pittura, trasformando i suoi lavori in autentica arte emozionale. Nelle sue opere Tony Gallo sa coniugare con eleganza la graffiante e decisa gestualità tipica della Street art.
Tony Gallo è un artista completo: basti osservare la studiata lentezza con cui aggredisce – sì, con bombolette che parlano il linguaggio del mordi e fuggi, dell’incursione, dello sfregio estetizzante – ma con la precisione del pittore di studio, con gli occhi socchiusi dell’impressionista en plein air, con l’acribia del perfezionista e perfino con il gusto un po’ barocco del ritocco.
Le sue figure, stilizzate e sentimentali, sono dipinte con un tratto veloce, gestuale e rappresentano una personalità poliedrica, sono il suo alter ego sensibile e determinato. Tony Gallo affronta con la solita armonia gestuale un tema a lui caro, da cui ultimamente si è lasciato catturare: il mondo magico. Traveste quindi le sue figure di nuovi significati più profondi e meno allusivi, amplia il suo universo facendoci conoscere un nuovo alter ego che diventa animale, o si confonde con la natura, o diventa donna e indaga le emozioni femminili, sempre con una poesia che svela un animo sensibile e pacato.

– Svariate mostre personali a Padova
– 2 partecipazioni a NEW GENERATION FESTIVAL di Lonigo
– Mostra personale a PALAZZO DELLA GRAN GUARDIA Padova
– Partecipazione al Festival RestArt di Imola
– STREET ART FORT FEST #1 – mostra collettiva a Forte Mezzacapo (Ve)
– Svariate esposizioni con MV eventi e Start di Conegliano
– Performer per Liqutex azienda di bombolette e REDBULL
– Galleria di riferimento VECCHIATO ARTE di Padova
– Personale Welcome to my forest da SPAZIO TINDACI
– Prossime mostre: Bassano, Torino, performance per la REDBULL a Bologna; ottobre 2016: mostra a Londra più performance con artista londinese di spicco.

Descrizione dell’artista:
“Nelle mie opere l’essere umano, come in una seconda pelle, ha la possibilità di mimetizzarsi nella natura prendendo le sembianze di un animale o di un albero, mantenendo intatti però i sentimenti, le emozioni, i valori dell’uomo.
Questa ricerca artistica è diventata per me l’addentrarsi in un viaggio magico da cui ho tratto una prima lezione importante, ancorché apparentemente contraddittoria: bisogna oltrepassare sempre la realtà, al contempo guai a fidarsi delle apparenze.
Amo pensare che la mia espressività artistica susciti in chi la osserva reazioni e sentimenti di curiosità, perché nasce dalla necessità profonda di esplorare un mondo fantastico che solo a pochi è dato conoscere, e mi piace credere che attraverso di essa qualcuno possa scorgerlo. I miei soggetti si travestono di colori accesi per essere meglio accettati, ma al contempo non temono il giudizio perché sfoggiano una segreta personalità atta a scavare nelle emozioni delle persone con cui interagiscono.”

“L’Amour Terrible”

START – Palazzo Finco – via Zaccaria Bricito 32, Bassano del Grappa.

14 Maggio – 29 Maggio 2016

Inaugurazione: sabato 14 Maggio ore 18.00

ORARI:
Venerdì: 16.00 / 20.00
Sabato e domenica: 10.00 / 12.30 e 16.00 / 20.00

Sabato 21 maggio – ore 18.00: Conferenza a cura di Massimiliano Sabbion: LA STREET ART E I NUOVI LINGUAGGI.


I dipinti nascosti di Aubusson

I DIPINTI NASCOSTI DI AUBUSSON

I DIPINTI NASCOSTI DI AUBUSSON: “Cartons de Tapisserie”
a cura di Aldo Giurietto e Valérie Giurietto Robert.

Organizzazione generale e Direzione artistica di Mauro Spigarolo.

Una mostra innovativa ed estremamente evocativa, che riscopre l’elegante mondo degli
splendidi dipinti per arazzi provenienti dalla cittadella francese Aubusson. Affacciato sulle
rive del fiume Creuse, il piccolo centro è fin dal XVI secolo prestigiosa sede di produzione
di arazzi. Nel 2009 ne viene riconosciuta l’importanza a livello mondiale con l’iscrizione
UNESCO nella lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità.
Animaletti saltellanti, “chinoiseries”, scene bucoliche, campestri e mitologiche, e ancora
eleganti bouquet e millefiori, il tutto inserito in una rigogliosa vegetazione: tali sono i
soggetti dei dipinti in mostra, i quali fungevano da cartamodelli pittorici per gli
arazzi. Realizzati su tela o carta, dipinti ad olio o tempera, i dipinti erano la preziosa guida
per l’arazziere, che ne riproduceva poi il disegno in lana o seta.
Le opere in mostra, risalenti alla fine dell’800 e all’inizio del ‘900, provengono dalla
preziosa collezione di AlVy – Arredo Haute Couture.
Aldo Giurietto e Valérie Giurietto Robert, dividono il proprio lavoro e la ricerca storicoartistica
tra Francia e Italia. Negli ultimi anni hanno divulgato la conoscenza di queste
opere in Italia, proponendole come originali elementi d’arredo in ambienti moderni e
classici.
Questa mostra è una testimonianza dell’ingegno e della tenacità di tanti uomini che hanno
fortemente creduto nel loro lavoro artistico.

Locandina Cartons de tapisserie

Inaugurazione il giorno 23 Aprile 2016 alle ore 17,30 con una conferenza di presentazione dei collezionisti.
ORARI
Giovedì dalle 10,00 alle 12,30
Venerdì dalle 16,00 alle 20,00
Sabato e Domenica e Lunedì 25 Aprile :
dalle 10,00 alle 12,30 e dalle 16,00 alle 20,00

Per visitare la mostra in giorni ed orari diversi, contattare il 345 6510310

o scrivere a info@alvy.it


Tableaux Vivants - Manuel Pablo Pace

Tableaux Vivants - Manuel Pablo Pace

Prestigiosa mostra personale dell’artista Manuel Pablo Pace, tra i più quotati ritrattisti in circolazione. Occasione unica per ammirare le sue opere a Bassano, tra le quali le 4 Allegorie dell’Amore recentemente esposte alla Neri Contemporary Art di Belleville a Parigi, una reinterpretazione delle Allegorie di Veronese.

Organizzazione generale e Direzione artistica: Mauro Spigarolo

Fino al 16 aprile 2016

Ingresso libero – Free entry

Manuel Pablo Pace di spagnolo ha il nome e l’animo, l’origine morale. Spagna che non è terra natia ma è stata per lungo tempo d’adozione, e che ancora, ciclicamente, lo richiama a sé. L’Italia invece é terra di formazione prima (l’accademia di belle arti veneziana, a seguire gli studi di sociologia), di militanza poi (tra i capofila della storica rassegna bassanese Infart, sulle orme della street art dei “beautiful looser”).
Le opere che compongono la costante ricerca di Pace non sono facilmente inquadrabili, componendosi di una pittura che rifugge dall’iperrealismo alla Hopper, abbraccia i toni vintage dei manifesti pubblicitari anni Cinquanta, nelle forme ancor prima che nelle tinte, e si nutre dell’ampiezza dei segni onirici. I ritratti, fedeli, calano i soggetti in ambientazioni surreali, in un passato imprecisato, componendo scene di genere dal gap temporale spiazzante.
Pace usa la fotografia come punto di partenza nella composizione dei dipinti, o piuttosto attivatore di suggestioni, funzionale a comporre la struttura del lavoro che andrà a sviluppare in seconda battuta (olio, tempera, acrilico, acquerello, matita. Media scelti di volta in volta, in base alle necessità) sovrapponendo differenti tagli, differenti visioni.
Petra Cason

Tableaux Vivants - Manuel Pablo Pace

Scheda evento: https://www.facebook.com/events/991118694289634/

http://www.manuelpablopace.com/
https://www.facebook.com/manuelpablo.pace.9?fref=ts
https://www.facebook.com/MANUEL-PABLO-PACE-190915960951871/?ref=br_rs

Il Giornale di Vicenza Pablo Pace

Cultura e spettacoli Giornale di Vicenza Pablo Pace


Claudio Brunello 44

CLAUDIO BRUNELLO - 44

Il 27 Febbraio alle ore 18,00, nello Spazio START, si inaugurerà la mostra personale antologica dell’artista Claudio Brunello, allestita nelle quattro sale di Start nel Palazzo Finco in Via Z. Bricito, 32 a Bassano del Grappa. Essendo una mostra a carattere antologico il titolo è semplicemente arrivato da se, come gli anni di attività dell’artista.

Una delle caratteristiche che rende unici gli esseri umani, è l’abilità di comunicare concetti, simboli complessi e idee. L’opera di un artista è per antonomasia portatrice prioritaria d’immagini. L’arte di Claudio Brunello, artista torinese di formazione e bassanese di adozione, spesso è contaminata, occupata, condivisa con la parola scritta che oltre al significato semantico assume forma visiva e forza espressiva.

www.brunelloartedesign.com